Keynes e il ruolo dello Stato sulla Cultura

«Oggi a New York, come in altri mercati azionari, si decidono le fortune e le tragedie degli Stati. Uno dei più forti oppositori di questa tendenza è un economista inglese del primo Novecento, forse il più importante dell’ultimo secolo, di sicuro il più citato e il meno ascoltato».

«(…) Collezionista d’arte, edonista, filantropo e membro di spicco di un circolo che ha rivoluzionato la società britannica: si tratta di John Maynard Keynes, considerato ancora oggi uno dei padri fondatori della scienza economica moderna. Dalle sue teorie sono nate la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Keynes lavora all’Università di Cambridge in uno dei periodi più oscuri dell’economia mondiale. Vive sulla sua pelle la Crisi del ’29 quando rischia di perdere un immenso capitale che aveva investito in titoli. In seguito, sostiene che lo stato debba avere un ruolo attivo nel correggere le anomalie dell’economia. Il Capitalismo, secondo il pensatore inglese, non è in grado di risolvere le cose da solo.

Keynes diceva:

Quando l’economia è al collasso, lo Stato deve intervenire sostenendo la crescita.

Lo Stato dovrebbe avere anche, nel pensiero di Keynes, una funzione di educazione, deve preoccuparsi di fornire alla società le condizioni per il pieno godimento della vita, che significa anche pieno godimento delle espressione artistiche. Educazione al bello, educazione alle opere artistiche e culturali di elevata qualità. L’economia deve occuparsi di fornire le precondizioni materiali per la felicità. É nella felicità che risiede l’arte: nel senso che una volta terminato il problema economico, risolto il problema della scarsità, l’uomo sarà finalmente libero di occuparsi dei veri problemi della vita.

«Per l’economista inglese, lo Stato non solo deve mettere una toppa alle falle dei mercati nei periodi di recessione, ma deve giocare anche una partita di primo piano sul fronte della Cultura».

Questa società ideale, in cui nessuno ha problemi materiali, dove la povertà è stata sconfitta, nella filosofia di Keynes, deve essere garantita dallo Stato. Il Capitalismo, da solo, non è in grado di farlo. Promuovendo le Arti, lo Stato dovrebbe promuovere anche quella concezione di godimento pieno della vita, a partire dal godimento dell’arte stessa, che gli individui in una società Capitalista, lasciati a sé stessi, non riuscirebbero a raggiungere. Il ruolo dello Stato dovrebbe essere, quindi, un’avanguardia, il primo attore a mostrare come raggiungere quella società. Lo Stato dovrebbe agire come motore primo dell’iniziativa culturale. Viene da chiedersi, se le teorie sull’arte di Keynes, siano mai state applicate da qualche parte (…)».

Trascrizione libera, tratta da “Money Art – L’arte e lo stato”.

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